Covid-19 e mense scolastiche: stop a “lunch box” e monoporzioni. Per tutelare sia la salute sia l'ambiente.

L’introduzione delle “lunch box” e delle monoporzioni nelle mense scolastiche, misura inizialmente prevista tra quelle indicate per la prossima riapertura delle scuole nel documento del Comitato Tecnico Scientifico della Protezione Civile, è stata recentemente oggetto di un’importante precisazione. Il Comitato, interpellato dal Ministero dell’Istruzione, ha infatti specificato che l’uso delle lunch box e delle monoporzioni rappresenta una misura proposta da attuarsi qualora le modalità di fruizione tradizionale (in refettorio) non permettano di rispettare i criteri di prevenzione citati.” Inoltre con questo parere viene restituita ai Comuni autonomia nella scelta della modalità di erogazione del servizio di ristorazione a scuola purché nel rispetto dei criteri stabiliti dal CTS. Si tratta di un traguardo molto importante poichè, come già messo in evidenza nei mesi scorsi da più parti (Foodinsider, Slowfood ...) l’introduzione nelle mense del pasto in monoporzioni, (che ricordiamo non tutela dalla trasmissione del virus che non si trasmette attraverso il cibo) avrebbe con buona probabilità causato tutta una serie di importanti ricadute negative tra cui quelle:

  • sull’ambiente (aumento plastica e cibo rifiutato, quindi gettato via );
  • sulla salute dei bambini e l’educazione alimentare (decadimento del valore del pasto: riduzione potere nutrizionale dei piatti – incremento somministrazione cibo processato);
  • sulla filiera alimentare (impoverimento del tessuto economico locale);
  • sull’impiego (riduzione della forza lavoro);
  • sul consenso politico (conflittualità tra famiglie e Amministrazione a fronte dell’aumento delle tariffe/decadimento qualità).

Una petizione  lanciata nei mesi scorsi da Foodinsider.it con FOOD WATCHER, MenoPerPiù e Slow Food promossa anche da AIAB, Centro Ricerca Rifiuti Zero, FederBIO, FirenzeBIO, Genima genitori in rete, Zero Waste Italy (sottoscritta in breve tempo da oltre 33.000 persone!), ha messo in luce il problema, contribuendo così a raggiungere questo importante obiettivo.

Fonte: Foodinsider.it

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